MONDO DELLE RICERCHE

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L’innovazione e l’importanza di porre le domande (giuste): Why? What else? What if?

Nel mondo delle ricerche e’ essenziale non tanto porre tante domande ma saper porre le domande giuste. Questo e’ ancora più importante quando si desidera innovare – non importa se se tratta di un prodotto o di un servizio.

Quali domande bisogna considerare quando si innova?

  1. WHY?/PERCHÉ?  nella sua semplicità resta la domanda tradizionale che per eccellenza semplifica situazioni, comportamenti, aspirazioni.  L’osservazione continua del consumatore (ricerca etnografica, osservazione spontanea passiva anche online)  e’ spesso il punto di partenza.

2. COS’ALTRO?/ WHAT ELSE? il successo di molte innovazioni risiede nella capacita’ di modificare il comportamento del consumatore. Cosa sarebbero oggi gli smartphone se non ci si fosse chiesti: “cos’altro potrebbe fare il cellulare?”. Nella  fase iniziale  e’ utile lasciare spazio all’immaginazione  e alla propria creatività.

3. WHAT IF/ E SE FOSSE? La formulazione di un ipotesi e’ la fase più interessante e spesso e’ il risultato di continue riflessioni e challenge quotidiani. Del resto un innovazione deve essere in primis RILEVANTE.

P&G ha recentemente pubblicato un video “manifesto” dove la domanda WHAT IF e’ alla base di tante ispirazioni:

Breakfast da Tiffany & effetto Millennials

Chi nonBREAKFAST AT TIFFANY'S, Audrey Hepburn, 1961 ricorda l’interpretazione memorabile di Audrey Hepburn nel grande classico “Breakfast da Tiffany” quando l’attrice ammira i gioielli esposti nelle vetrine  della Fifth Avenue a Manhattan?

I gioielli di Tiffany hanno appassionato intere generazioni di giovani (e non) donne e sono stati sinonimo di esclusività e eleganza specialmente presso i Baby Boomer. Lo sono ancora ma sembra che i gioielli non riescano a fare breccia presso i Millennials (giovani nati tra il 1980 e il 2000)

Questo è quanto emerge da un recente articolo  di Businessoffashion.com/(link qui) dove le vendite negative di Tiffany degli ultimi 6 trimestri sono un dato di fatto. Si tratterebbe dell’effetto Millenials:  molti giovani sembrano attirati in modo crescente da brand e designer meno noti ma che offrono prodotti di simile qualità e ad un prezzo più vantaggioso. Meglio ancora se le proposte sono personalizzate e disponibili online.

Ciò che è particolarmente interessante in questo articolo sono le risposte dei lettori. Sì, e’ vero che i Millennials stanno cambiando la vendita al dettaglio in generale.

Secondo i parerei dei lettori – Tiffany potrebbe rivalutare come cambiare il trend delle proprie vendite rivedendo l’immagine, il merchandising e l’esperienza nei punti vendita. O rimettendo in discussione se i Millenials sono il target giusto.

Ma l’esempio di Tiffany e’ solo uno dei molti esempi di brand storici che si confrontano con la generazione e il cosiddetto effetto Millenials. Noi ricercatori sappiamo che le ricerche di mercato spesso dimostrano che i cambiamenti sono positivi e possono rappresentare un’opportunità incredibile di crescita.

L’impatto della generazione Millenials vs Boomer e’ stato oggetto di una recente presentazione a cura di Thom Blischok, Retail Strategist, durante  il convengno  Linkontro Nielsen (Tema: Nuova definizione del Valore dell’offerta, il consumatore protagonista nelle strategie d’impresa e le moderne tecnologie) .

Durante la presentazione di Thom Blischok (disponibile qui:  futureofretailandcpg-2016) si sono approfondite le opportunità che Boomer offrono da qui al 2025.

Urban World: Dai mercati emergenti ai profili demografici emergenti

Secondo un recente rapporto  del McKinsey Global Institute 3 gruppi di consumatori emergenti saranno responsabili del consumo globale nei prossimi 15 anni.

Di seguito il link all’interessante video McKinsey

1. I pensionati e gli anziani dei paesi sviluppati

Questo target crescerà di più di un terzo: da 164 milioni a 2015-222.000.000 nel 2030

2. Consumatori in età lavorativa in Cina

Entro il 2030, questo gruppo si espanderà del 20 per cento, aumentando di 100 milioni di persone

 3. popolazione in eta’ lavorativa in Nord America
Il report completo dello studio e’ disponibile cliccando su report

Consumer Insight, osservazioni e Millennial

Quanto spesso ci troviamo a valutare concetti con insight poco rilevanti, generici o particolarmente “lunghi” e complessi? Quante volte il tanto auspicato effetto “AHA” e’ stato sostituito dall’effetto soporifero “AAHA “?

Scrivere insight non e’ facile. Anzi. Spesso si tende a soffermarci a scrivere un osservazione al posto di un insight (“Mi piace stare in cucina e provare nuovi piatti “, “ci sono più persone obese che persone denutrite al mondo”) senza pero’ approfondire la vera motivazione (semplicemente chiedendoci “perché?”).

Mat Shore e’ un esperto in insight, consulente aziendale e autore di numerosi video training (con sottotitoli). Prendiamo in considerazione due tra i suoi video più visti:

  1. Insight vs. Osservazione

2. Come scrivere un insight

Ma come potrebbe essere lo sviluppo degli insight in futuro? Se pensiamo all’enorme vastità di dati e informazioni disponibili già oggi, per esempio rispetto al target MILLENNIAL, possiamo ipotizzare che l’intelligenza artificiale sarà, per esempio, la prossima frontiera nella scrittura degli insight per i nativi digitali?

Del resto, l’agenzia di comunicazione McCann Millenials ha assunto il primo direttore creativo- robot ‘AI-CD β’ in Giappone (fonte: articolo qui)

Questo robot ha già suscitato molto interesse e controversie: ad oggi rappresenta una prima sperimentazione potenziale e potrebbe dare ben presto direzioni creative basate su un algoritmo che tiene in considerazione una moltitudine di dati destrutturati esistenti sulle diverse piattaforme.

Fantascienza artificiale o  potenziale intelligenza artificiale nello sviluppo dei consumer insight?

Corporate Brand: Si’ o No?

Negli ultimi anni le multinazionali sono tornate a integrare nelle proprie campagne di comunicazione il logo dell’azienda. E’ un desiderio dei consumatori  o e’ una strategia “corporate”? Basta solo inserire nella pubblicità  il logo aziendale? Quanto invece il marketing “emozionale” ha influito su questa scelta?

Di seguito il parere di Graeme Newell, esperto nell’ambito della customer loyalty. Nel suo video Graeme propone  le possibili motivazioni  di due multinazionali di riferimento come P&G e Unilever

Buongiorno… Watson!

Immaginate di poter poter iniziare la giornata prevedendo tendenze prima che siano trend, rispondere alle domande prima che siano chieste.

Non e’ fantascienza.

Un giorno, forse neppure troppo lontano, potremo semplicemente iniziare la giornata con “Buongiorno… Watson!”.

Chi e’ Watson? Watson è un progetto IBM e grazie all’analisi cognitiva dei dati ha l’obiettivo di capire, ragione e imparare; in un certo senso, e’ progettato per imparare a pensare (Vai al link IBM Watson)

Nel video di seguito Watson incontra Richard Thaler, noto professore di behavioral economics e autore di libri di successo tra cui “Misbehaving: The Making of Behavioral Economics(vai al link del libro)

 

Pubblicità tradizionale e video virale… l’engagement continua!

Ci e’ stato segnalato un divertente video virale che sta avendo abbastanza successo in Francia e dimostra come pubblicità tradizionale e social media possono velocemente coinvolgere consumatori e fan (=ca. 1.400.00 visite su youtube) in pochi giorni.

Si tratta della risposta di  Burger King alla recente pubblicità’ messa in onda da McDonald.

Mentre McDonald si vantava della presenza capillare sul territorio, Burger King ha aggiunto al video del concorrente.. un colpo di scena finale che e’ subito diventato virale.

La competizione continua anche a colpi di hashtag! #McDriveKing #BetterToBeTheBurgerKing.

 

Un mondo di emozioni (e software)

L’intelligenza artificiale e’ uno dei temi più dibattuti negli ultimi tempi e oggetto anche di un workshop all’ultimo Davos 2016.

Anche nelle ricerche di mercato c’è un interesse sempre più crescente per velocizzare lo studio del subconscio. Del resto l’impiego di software sempre più sofisticati e algoritmi più precisi sono una realtà globale.

Da anni aziende, istituti di ricerca e start up investono per esempio nella sperimentazione di software che possono finalmente restituire informazioni in tempi rapidi e misurare l’effettivo ROI degli investimenti media.

L’uso più’ comune di I.A. e’ forse l’impiego di software per il riconoscimento facciale delle emozioni. Grazie all’utilizzo di semplici webcam si e’ potuti passare dalla decodifica razionale (=sollecitata) alla decodifica spontanea (=non sollecitata) delle emozioni e permettere un analisi più granulare.

In questo contesto, Apple ha per esempio investito nella startup Emotient,  leader nell’analisi delle emozioni e nota a agenzie di comunicazione, media e aziende fast moving più’ in generale (fonte: Articolo su Apple Start Up)

La britannica BBC Worldwide ha condotto uno studio esteso con  CrowdEmotion e installato 200 web cam nelle case  inglesi per catturare le reazioni (=emozioni) dei consumatori durante programmi d’interesse tra i quali il rinomato  Sherlock. Lo scopo di CrowdEmotion e BBC Worldwide Labs e’ quello di diventare il piu’ grande fornitore al mondo di facial coding (fonte: articolo)

Parlando di I.A. non potevamo non citare il punto di vista di John Searle. E desideriamo condividere il suo ultimo intervento fatto durante Google Talks

 

 

Insight sulla Privacy: il mondo Mobile

Il tema della privacy è sempre di grande attualità e anche il fondatore di Facebook ha rivisto la sua posizione di qualche anno fa : oggi le nuove funzionalità permettono agli utenti di gestire chi può accedere a quello che viene pubblicato sul social network.

In generale è mutato l’atteggiamento degli utenti verso una maggiore attenzione a quello che scrivono di sé online.

In concomitanza con l’annuncio del prossimo evento Mobile World Congress 2015 (2-5 marzo 2015) desideriamo proporvi un video interessante a cura dello stesso GSMA. Il video ripropone l’attitudine degli utenti in merito alla privacy mobile e si basa su una ricerca di mercato condotta a livello globale.

 

Un giorno nella vita del Ricercatore < 30 anni

Cosa fa un giovane ricercatore di oggi?

L’associazione  ‘Advertising Research Foundation’ ha fatto condurre uno studio entografico per la conferenza Re:think 2013. Desideriamo proporvi il video che sintetizza le caratteristiche che contraddistinguono i ricercatori di oggi : indipendentemente dai titoli (social media analyst, community manager), i valori sono gli stessi di sempre:  curiosità, passione e voglia di porre domande.