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Obama: una campagna elettorale “autentica”

a cura di Chiara Cialvi

Nel mondo contemporaneo, la globalizzazione della società ha reso fragili e precari sia gli individui sia le loro identità e, a livello dell’immaginario collettivo, ha provocato il tramonto delle grandi utopie. Conseguenze di ciò, nel quadro di una sorta di movimento inverso, sono la ricerca dell’autenticità, che è possibile inscrivere nel filone della ricerca identitaria, e il ripiegamento sul passato e sul localismo, che comporta la riscoperta delle tradizioni autoctone e dell’importanza della “tribù” locale, come agente principale di autenticazione.

Tale movimento, in direzione opposta alla globalizzazione, è presente sulla scena statunitense a partire dai mandati di George W. Bush, il quale, prima del sanguinoso attentato terroristico dell’11 settembre, mostrava scarso interesse per la complessità degli affari internazionali; ma è con Obama, nel corso della sua campagna elettorale per le Presidenziali statunitensi, che viene interpretata la ricerca dell’autenticità da parte della gente in modo veramente innovativo.
Attraverso il suo messaggio, che invita l’America unita a cambiare la propria rotta verso la riconquista del sogno americano attualizzato, il candidato democratico ha recuperato degli ideali che appartengono alla storia americana e sono sempre vivi nell’immaginario collettivo. Per dimostrare l’autenticità del suo messaggio, Obama ha, anche, inserito una potente evocazione del passato nei suoi discorsi e ha trasformato la sua campagna elettorale in un movimento, le cui azioni sono paragonabili a dei rituali per la loro iteratività e per la loro duratività. Internet, e i numerosissimi comitati pro Obama distribuiti su tutto il Paese, hanno avuto un ruolo basilare nel corso della campagna elettorale, perché hanno contribuito a creare un forte legame con le “tribù” locali.
Di certo egli è stato un candidato alle presidenziali un po’ “anomalo”, dato che Barack Obama aveva scarsa esperienza nelle alte istituzioni – esperienza paragonabile a una procedura ufficiale di autenticazione –; ma, con la potenza delle parole e la suggestione dei toni (vettori di autenticazione in grado di toccare l’emotività degli elettori), è riuscito a ispirare, a catturare la platea, pronta a compiere dei sacrifici, non solo economici ma esprimibili anche in termini di tempo ed energie, proprio per poter aderire al suo messaggio, vissuto come un prodotto autentico.
Il candidato, prestando attenzione all’elettorato “comune” e ai piccoli donatori, inoltre, ha dato l’idea che il suo messaggio non fosse “una merce in vendita”; fosse, piuttosto, un valore inalienabile.
Ulteriori fattori a favore dell’autenticità del messaggio di Obama sono stati l’origine e la storia del candidato. Il fatto che fosse un outsider sulla scena politica e il suo essere incarnazione del sogno americano rinnovato hanno contribuito ad alimentare la percezione che le sue intenzioni e il suo comportamento fossero, appunto, autentici e, di conseguenza, che il suo prodotto, il suo messaggio, fosse “veritiero” e radicato nella tradizione.

A più di un anno di distanza dalla elezioni Presidenziali è interessante chiedersi: quanto c’è ancora oggi di quella promessa così forte di autenticità?


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