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Il Paradigma dell’Innovazione

Riuscire ad innovare o contribuire a proporre idee di successo è una delle aspirazioni principali che accomuna manager provenienti dalle aziende, istituti di ricerca, agenzie di comunicazione e social media e così via.

Nonostante gli investimenti elevatissimi, ricerche di mercato accurate e professionisti molto preparati, i nuovi prodotti rappresentano spesso un’incognita. Certo, il margine di rischio diminuisce con l’aumentare delle evidenze raccolte nel periodo di studio del progetto. Tuttavia non ci sorprendiamo più se i lanci dei nuovi prodotti sono poco performanti o falliscono molto più velocemente del tempo dedicato allo studio complessivo del progetto stesso (es. 2 anni di preparazione del progetto prima del lancio, 1 anno di ‘vita del prodotto’ sul mercato).

La realtà, infatti, confermata anche dall’ultimo studio ‘Nielsen Global Survey of New Product Purchase Sentiment’ è che 2 su 3 nuovi prodotti sono destinati a fallire, indipendentemente dal continente dove si opera. E più della metà dei nuovi prodotti non riusciranno a mantenere, nel secondo anno, il livello di vendite raggiunte del primo anno (il report Nielsen è disponibile a questo link qui).

Proprio oggi, al World Economic Forum di Davos, si è parlato dei tipi di innovazione che hanno caratterizzato gli ultimi 20 anni e il passaggio da un paradigma dell’innovazione all’altro. Il relatore, Clayton M. Christensen, professore di Business Administration alla HBS (Harvard Business School) e autore del libro di successo ‘The Innovator’s Dilemma’,  ha riproposto la sua nota teoria sull’innovazione dirompente ‘disruptive o empowering‘ rispetto alla ‘sustaining innovation‘.

Il video, molto interessante, ‘An Insight, An Idea with Clayton Christensen’, è visibile accedendo al link qui

Soprattutto, Clayton, ha riproposto la necessità, in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, di ‘puntare sulle persone‘ e valorizzarle. Occorre pensare a un Ritorno sugli Investimenti delle Persone e per questo motivo abbiamo pensato di proporvi una lettura che descrive il DNA dell’autentico innovatore, caratterizzato da 5 abilità, ovvero:

1) Associare-Connettere ciò che apparentemente potrebbe sembrare senza un nesso (domande, problemi, idee che provengono da campi diversi)

2) Porre domande. Significa saper porre le domande chiave: perché? e perchè no? e se fosse?

3) Osservare. Anche i piccoli dettagli contano e permettono di cogliere insight e ispirazioni rilevanti.

4) Sperimentare. Un’abilità che si traduce spesso in esperienze interattive.

5) Networking. Premette una grande apertura mentale ma favorisce, per esempio, la cross-fertilization tra più campi (artisti, scientifici, creativi, musicali etc.)

In sintesi, i veri innovatori non sono coloro che guardano al proprio ritorno economico sugli investimenti nel breve termine. Oggi più che mai gli innovatori si distinguono per il coraggio di innovare, ovvero non temere le esperienze negative, perchè ogni volta che gli innovatori si pongono l’obiettivo di investire le proprie energie in un cambiamento è naturale anche commettere errori.

Di seguito il paper completo (cliccando sull’immagine si andrà al file PDF originale):


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